Coppa dalla Favera

Giunta alla 31a edizione, la Coppa Dalla Favera e’ oramai considerata dagli appassionati un punto di riferimento nel panorama internazionale delle gare invernali di Regolarita’ Autostoriche sia per la bellezza del percorso che per la particolarita’ delle localita’ attraversate. Unica gara invernale in Italia a poter vantare una tradizione, nacque nel lontano 1956 grazie all’Automobile Club di Padova, per ricordare il giovane e promettente pilota Mario Dalla Favera, tragicamente scomparso nel corso di una cronoscalata automobilistica. Considerata all’epoca il “Montecarlo” italiano, non tradisce le aspettative degli amanti della guida su fondo innevato, che trovano in questa manifestazione grande appagamento. Anche quest’anno la gara si svolgerà nella notte tra venerdì 7 e sabato 8 febbraio. 24 le prove di classifica con una lughezza variabile da 3 a 15 km ed il rilevamento dei tempi, data la particolarita’ del fondo innevato, avra’ luogo mediante fotocellule. Come avvenuto in precedenti edizioni la gara non si deciderà solamente nelle prove di precisione ma anche nei settori di trasferimento ove sarà importante restare nei tempi imposti dalla tabella di marcia. Le strade saranno ad alto “rischio” di innevamento, ed appositamente aperte al traffico da mezzi sgombraneve. Due le tappe per un totale di circa 500 km di percorso suddiviso in 7 settori, tra passi alpini e vallate ai piu’ sconosciute. Dopo le verifiche di rito che avranno luogo venerdi’ 7 febbraio presso la storica citta’ di Cittadella (PD) i concorrenti entreranno in parco chiuso, ove alle ore 19.00 avra’ luogo la partenza della prima tappa. Dopo 17 prove di classifica i concorrenti raggiungeranno l’arrivo, posto a Piovega di Sotto, dal quale ripartiranno, dopo una sosta di quarantacinque minuti, per la seconda tappa, caratterizzata da altre 8 prove. Nella mattinata di sabato 8 febbraio raggiungeranno infine il traguardo di Cittadella.

 

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Gualtieri – Morosi su A112 Abarth porta colori del Crono Prato presenti!

3 pensieri su “Coppa dalla Favera

  1. LA MIA “COPPA ALLA FAVERA”
    Arrivo a Cittadella la sera del giovedì, e trovo la bellissima BMW sul carrello nel parcheggio dell’albergo, quasi in mostra sopraelevata, come una vera star.
    Alla spicciolataa rrivano gli altri Toscani, Biasci, Balloni e Gualtieri, e si va tutti a cena.
    La serata finisce presto, tutti stanchi e io anche febbricitante.
    Prendo un bel Tachi Flou Dec e me ne vado a letto….
    Arriva anche la telefonata dell’Epico, al quale racconto mesto dei miei malesseri fisici e della febbre.
    “Zio can,te manca un serio motivatore come me……pensa che Toivonen nell’86 vinse il Montecarlo con 38 di febbre, va in mona, spassoa, fa scavessi e vaffanculo”.
    Esplicito e convincente. Prendo sonno sicuro di poter emulare Toivonen, il motivatore era riuscito a motivarmi.
    La mattina del venerdi, dopo un altro cocktail di farmaci, scarichiamo la belva.
    Devo fare tutti i riferimenti e qualche passaggio, devo farlo necessariamente perchè con questa macchina, a parte una coppa dei Lupi due anni fa presa alla garibaldina, tanto per esserci, ho fatto solo un paio di gare a media.
    Si piazzano le fotocellule e inizio a girare.
    Impiego parecchio tempo a trovare un riferimento decente.
    La Tammy è scorbutica, frizione di rame, 170 CV, non proprio il massimo per i passaggi di precisione.
    Fatico a fare passaggi ripetitivi simili per posizionare un riferimento corretto, ma alla fine scelgo un compromesso che ritengo sufficiente.
    Una ventina di passaggi di verifica e poi tutti alle sportive e a mangiare qualcosa.
    Il “qualcosa” si rivelerà fatale per Carlo, che lo seminerà direttamente dal finestrino tra la 3 e la 4 prova.
    Nel pomeriggio riesco anche ad appisolarmi un oretta, ma non sto benissimo.
    La febbre però è scesa ad un accettabile valore di 37, quindi dopo aver ringraziato i laboratori farmaceutici Angelini, ci prepariamo per partire.
    La gara prende il via dal centro di Cittadella (ottima scelta, al posto di Padova), nella splendida cornice di questo borgo medievale.
    Ci informiamo sulle condizioni meteo, pendo dalle labbra di Ivo che rassicura, ma che pronuncia più volte la parola “catene”.
    In 8 Favere non le ho mai usate, possibile?
    Questa eventualità mi piaceva molto poco.
    Nelle mie condizioni fisiche, doverle montare in mezzo alla neve, a basse temperature poteva sicuramente nuocere, non solo per le febbri, ma per la schiena, già duramente provata negli ultimi mesi.
    Non voglio pensarci.
    Partiamo e ci buttiamo nella prima prova.
    Apertura dopo un tornante, fotocellula al buio, apertura “ad minchiam”.
    La strada però è pulita, tiro la BMW per il solo gusto di farlo, è spettacolare.
    Spazzolo un paio di tornanti, ma Carlo mi rammenta di stare attento a non strappare troppi chiodi perchè ci serviranno.
    Chiudiamo la prima e a seguire, quasi subito, la seconda.
    Ci troviamo ben presto dentro nuvole basse e strati di nebbia, la visibilità e poca e cerco di tirare più che posso per mettere “secondi in carniere”, ma raggiungiamo il giallo abbondantemente in anticipo.
    La musica cambia sulla terza prova, innevata e nebbiosa, ma dove arriviamo al giallo con molto meno anticipo, quasi un minuto credo perchè sono riuscito ad assistere al passaggio di Rimondi che era prima di me.
    Il fine prova era al termine di una rampa in salita tutta ghiacciata.
    Vedo Valerio annaspare un po’ con la mini, e decido di partire un po prima per saggiare il terreno.
    Purtroppo si scivolava parecchio, e la BMW sgommava mentre i secondi passavano…..300.
    Abbiamo saputo dopo che la prova è stata annullata perchè non ce l’aveva fatta un numero di concorrenti superiore al 50%.
    Saremmo stati graziati, anche se non era giusto perchè sono stato un pirla a non partire da più lontano (come ho fatto al secondo passaggio).
    Dopo la prova cicco subito un bivio, Carlo mi indirizza a destra ma una signora ibernata lì presente mi dice “se vuole andare di la vada, ma non c’è la strada”.
    Il bivio giusto era 50 metri dopo.
    Non mi ero reso conto che Carlo stava male e non era nel pieno della sue facoltà.
    I Km che da Lepre vanno verso la San Giovanni sono impegnativi.
    La mini di Valerio, troppo bassa per i 30 centimetri di neve fresca presenti, rimane innevata più volte.
    In un punto un po più largo riesco a passarlo, ma qualche km dopo devo fermarmi: Carlo non ce la fa e si alleggerisce del pranzo.
    Nel frattempo Maurizio ci passa, e nella confusione del quadro clinico dell’equipaggio non ci accorgiamo di essere entrati in una prova, tant’è che trovandoci davanti a un cartello giallo mi son chiesto “ma che prova è?”
    Ho rivolto il quesito a Maurizio affiancandomi a lui, che mi dice che è la fine della “4″.
    La fine?
    E l’inizio dove cazzo era?
    Mi rendo conto che la nottata non è delle migliori per poter sperare in un risultato, ma forse nemmeno per riuscire ad arrivare: siamo due zombi.
    Altro 300 (che però ci sarebbe stato levato come “scarto”, che ingiustizia sarebbe stata? I regolamenti pensati per i regolaristi da piazzale mal si sposano con questa gara epica)
    Riscendiamo a valle, per rifare tutte le prove fin qui fatte, insomma, un altro giro.
    Tutta un altra cosa passare sulla stessa strada dopo che ci son passate 100 macchine, siamo molto veloci e le prove scorrono.
    Mi diverto con la BMW, eccezionale, non perdeva un colpo, motore fantastico, assetto perfetto, sicuramente la più in forma del trittico BMW-Carlo-Roberto.
    Quando trovo dei ragazzi al freddo sui tornanti gli regalo un traverso, è giusto così, loro erano lì al freddo per noi, da ore….
    Per il resto opto per una guida al risparmio, soprattutto per salvare più chiodi possibile: servivano.
    Facciamo poi anche la Valnevera e un altra prova che non ricordo, innevate ma fattibili, e poi la Valstagna, dove mi sono castrato a resistere alla tentazione delle spazzolate nell’ottica del “save the tyres”, tirando poi alla fine nel veloce poichè con tutto il tempo perso negli innevamenti eravamo stretti nel CO, che però raggiungiamo con 2 minuti di anticipo.
    Dopo, facciamo un altrra prova e alla fine ci fermano: “Obbligo di catene” ci dicono.
    Questa parola che non volevo sentire si era palesata, purtroppo.
    Carlo non si era ripreso completamente, e io ho pensato che uscire a metterle mi avrebbe procurato problemi fisici, e allora abbiamo deciso che purtroppo il divertimento era finito in quel momento.
    Prendiamo la variante V3, e raggiungiamo il riordino di Piovega alle 4:05, giusto per prendere un brodino caldo prima di andare a nanna.
    Ci è dispiaciuto molto arrenderci per i nostri malesseri, ma è andata così.
    Visti poi i rilevamenti fatti e gli scarti, c’è il rammarico perchè potevamo anche fare un buon risultato.
    Ormai è andata, nel 2014 è finita così.
    Ma io non mollo: ci riproverò!

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  2. Bene,anche quest’anno e finita,con tante difficoltà di percorso,perche la neve la fatta da padrona,questi sono i commenti che ho sentito per telefono dagli amici partecipanti.e fino ad un certo punto della gara avevamo 4 equipaggi toscani nei primi 10 posti.
    Poi tutto e precipitato,con Ricci che abbandonava per colpa della febbra che lo martellava gia’ dalla partenza.Balloni e Gualtieri incappavano in dei 300, quello dei Balloni avuto per cavalleria si erano fermati ad aiutare due gentil pulzelle in difficoltà,Gualtieri si e trovato bloccato da 4auto ferme prima di una pc.
    Chi cii ha abituato a dei bei piazzamenti e Biasci,che dopo una gara massacrante si e aggiudicato il 4 posto assoluto.
    Grande Enio e Paolo e mitica A112………..

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